BECERRILLO (IL CANE SOLDATO CHE SVERGOGNO' I CONQUISTADORES)

La storia della conquista spagnola dell’America Latina è stata scritta con il sangue, soprattutto quello degli indigeni.

Nazioni piccole e grandi caddero per mano dei conquistadores, che sbaragliarono eserciti numericamente superiori usando armi prodigiose portate dal vecchio continente, come quelle da fuoco, la cavalleria e i cani-soldato. Questi grossi animali incredibilmente resistenti, apparentemente immuni al dolore fisico e addestrati per combattere in battaglia a fianco del loro padrone, si dimostrarono devastanti contro i guerrieri nativi poco armati e scarsamente corazzati. I conquistatori, sapendo che gli indigeni erano terrorizzati da queste belve assetate di sangue, le portarono con sé ovunque andassero. Quando non servivano per combattere, tornavano utili per intimidire.

Uno dei più famosi si chiamava Becerrillo, che significava "torello". Durante la permanenza di Becerrillo nel Nuovo Mondo, la sanguinaria reputazione si diffuse a tal punto che i nemici abbandonavano il campo di battaglia appena lo intravedevano. "Attaccava gli avversari con Furia rabbiosa e difendeva gli amici con grande coraggio", racconta la celebre cronaca di Bartolomè de Las Casas, brevissima relazione della distruzione delle Indie. "Gli Indios avevano più paura di dieci soldati spagnoli accompagnati da Becerrillo che di cento da soli".

Dopo aver combattuto in numerosi scontri, il corpo del cane era coperto di cicatrici. Come ricompensa per il suo servizio, veniva trattato come ogni altro soldato, ricevendo addirittura una parte del bottino (anche se è difficile immaginare che cosa potesse farsene un cane di quei possedimenti).

Comunque, se il grosso animale da guerra si guadagnò la sua terribile reputazione per la ferocia dimostrata in battaglia, occorre precisare che non si abbassò mai a compiere azioni vigliacche. Si racconta infatti che, dopo aver annientato gli indigeni a Porto Rico, il padrone di Becerrillo, Diego de Salazar, abbia inventato un simpatico gioco per intrattenere i suoi compagni d’armi mentre aspettavano l’arrivo sull’isola del governatore spagnolo, il leggendario Juan Ponce de Leòn.

Salazar mandò a chiamare un'anziana indigena, le diede un pezzo di carta, le disse che conteneva un messaggio per il governatore e le intimò di portarglielo immediatamente, pena la morte. La donna, atterrita, si incamminò. Un attimo dopo, Salazar ordinò a Becerrillo di attaccarla.

Secondo i racconti dell’epoca, l’enorme animale si lanciò verso la preda digrignando i denti e l'anziana cadde in ginocchio implorando pietà. Allora accade qualcosa di straordinario. Il terrificante bestione, che secondo più di un testimone aveva massacrato decine di persone in battaglia, disobbedi’ agli ordini del padrone. Annusò incuriosito la donna, poi si girò e si allontanò.

I suoi commilitoni rimasero a dir poco sbalorditi: alcuni furono così scioccati che gridarono al miracolo, altri si vergognarono nel vedere che un animale si era rifiutato di uccidere a sangue freddo, quando invece molti di loro lo avrebbero fatto senza pensarci due volte.

Poco tempo dopo, Ponce de Leòn sbarcò sull’isola e gli venne riferito l’episodio. Il condottiero ordinò che l’anziana venisse liberata e restituita alla sua gente, poi proibi’ qualsiasi gesto contro la popolazione locale. "Non permetterò che la compassione e la clemenza di un cane mettano in ombra quelle di un vero cristiano", si dice che abbia commentato.

Becerrillo, senza dubbio, uccise. Ma, a differenza dei suoi compagni, non fu assassino.

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