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CONSIDERAZIONI SULL’ALTEZZA
Tema controverso, per averci allontanato dalle prescrizioni di Antonio, di Agostino (quelli iniziali raccolti nella prima pubblicazione del 1968 e non nell’ultimo libro che scrisse prima di morire) e di interesse funzionale quando si premiavano esemplari di altezza superiore agli standard stabiliti.
E’ necessario giudicare la struttura di un cane e anche la sua attidudine in funzione della sua attività principale, per questo motivo l’altezza sarà di vitale importanza quando si dovrà valutare la sua struttura, il movimento in funzione dell’azione, e si dovrà tenere conto anche del peso.
Siamo soddisfatti di quello che abbiamo avuto l’opportunità di cacciare, secondo i nostro usi e costumi, a piedi, durante giornate faticose, con i nostri cani equilibrati, di altezza media, sotto i 65 cm., i migliori, quelli che si adattano a tutti i terreni, montagne, coltivazioni, o serre, per vari giorni di lavoro.
E’ bene anche, per avere completa coscienza di quello di cui si parla, prendere l’abitudine di misurare i cani, in modo che possiamo renderci conto che se dobbiamo effettuare un incrocio un cane che misura 65 cm. d’altezza è importante per il suo corpo; e un cane che misura 64 cm è un animale fisicamente grande ma che accanto a uno di 68 cm non ha lo stesso impatto visivo, e qui subentra il problema delle mode, dell’apparenza, quando si lascia il lato funzionale per quello estetico. Per questo la razza ha sofferto molti anni e sono stati premiati animali che erano buoni cani, ma cattivi Doghi Argentini, che misuravano più di settanta cm., come accadde alla fine degli anni settanta, quando abbiamo messo a punto Rosario, un cinometro in legno, per misurare l’altezza e, lo scomparso Ernesto Rivero, non qualificò un cane che era il favorito del momento, senza dubbio di grande impatto, che dopo la terza misurazione risultò essere alto 70,5cm.
Questa pratica è stata ufficialmente abbandonata, così noi che appartanevamo al Club del Dogo Originale, siamo stati esclusi dal punto di vista ufficiale, come ho spiegato prima quello non era il nostro criterio (quello del cane gigante), però dall’esterno non abbiamo potuto fare nulla.
Tornando al tema in questione, c’è coincidenza tra quello che dice Antonio e quello che dice Agostino, quando quest’ultimo affronta il tema dell’altezza nello standard approvato dalla FCI nel 1973 e che marchiò la razza fino al 1999.
Quello che diceva Antonio riguardava la taglia: (Conferenza in cui ha presentato lo standard nel 1947 al circolo dei cacciatori di Bs.As., pubblicato sulla rivista Diana).
“Per quanto riguarda la “taglia” del cane, dal momento che le nostre montagne sono molto basse, risultano essere più pratici i cani di Taglia Media, ma siccome nella selezione delle razze si devono scegliere esemplari più forti, conviene per l’allevamento scegliere quelli di maggior dimensione, soprattutto perchè gli allevamenti in campagna per eccesso di lavoro e per scarsa alimentazione si riducono di dimensione, questa è la ragione del detto creolo “la taglia passa dalla bocca”
Lui non parla di centrimenti ma lo fa Agostino dopo aver plasmato il primo standard vigente nella FCI e parla di 60-65 cm. E squalifica gli esemplari minori di 60 cm. Agostino, a proposito dell’altezza, dice testualmente a pagina 114 e 115 della sua prima pubblicazione del 1969:
"Altezza: Da 60 a 65 centimetri.
(Tanto per l’altezza quanto per il peso il giudice deve essere inflessibile, così essendo il dogo un cane di lotta tra le razze di caccia maggiore, la diminuzone della dimensione risulta essere efficace. Devono essere squalificati il dogo maschio o la femmina adulta che misurano meno di sessanta centimetri, tra diversi buoni esemplari si preferiscono quelli di altezza migliore. Il creatore della razza ha insegnato che il dogo argentino è un normotipo e dentro questa categoria un macrotalico. Cioè deve esserci una certa armonia nella proporzione, che dal punto di vista funzionale è euritmia ovvero normale correlazione organica che si traduce in una maggiore forza fisica, per cui si deve cercare quello di taglia e peso maggiore, senza arrivare al GIGANTISMO”.
In merito a questo Antonio parla di taglia media e si riferisce a Agostino quando dice “senza arrivare al gigantismo”, in riferimento ai cani bassi invece sono necessarie le due considerazioni di Antonio e Agostino perchè i cani si trovavano a cacciare per le campagne mal nutriti, ma vicini alla loro attitudine funzionale, e questo non li faceva crescere rispetto alla loro taglia; quindi la scelta dello standard di minore altezza è di Agostino. Quando si comincia ad allevare nelle città con abbondante alimentazione e scarsa attività successe il processo inverso, CRESCONO IN ALTEZZA E SI ALLONTANANO DALL’ATTIDUDINE FUNZIONALE COSì UN CANE CHE MISURA Più DI 67 CM è MOLTO ALTO, E IN GENERALE NON è FUNZIONALE COME UNO DI 64 CM.
Antonio è chiaro nel parlare di TAGLIA MEDIA e Agostino SENZA ARRIVARE AL GIGANTISMO. Come diceva in questa ultima tappa, la razza soffre il processo inverso, fatta eccezione per la prova nella campagna, che nella maggior parte dei casi è recintata, come capita oggi, i cani si vedono più sulle piste che a cacciare, e dopo molte discussioni si arrivò all’accordo che il limite era di 65 cm. Lo stesso Agostino lo mise per iscritto, e squalificò quelli minori di 60 cm. Questi erano i problemi dell’epoca, cosa che con il passare del tempo si rovesciò, Antonio senza parlare dei centimetri parlò di taglia media e Agostino stabilì 65 cm come limite massimo. Agostino interpretò quello che aveva trasmesso Antonio e questo è il punto d’incontro. In seguito per non essere troppo tassativi venne dato un limite di tolleranza logica, ma solo in casi eccezionali.
Tale limite venne fissato come standard nel 1978; a seguito di un’istanza del Club di Cordova e dei suoi delegati, nella città di Rosario, dopo due riunioni, i giudici e due allevatori dichiararono, in merito all’altezza, che:
"Altezza:
Da 60 a 65 cm. Nel caso in cui le virtù del cane maschio la giustifichino, rappresenta sempre un’eccezione.
Questo standard non è mai entrato in vigore.
I giudici potranno premiare esemplari che superino i 65 cm. Stabiliti, fino a un massmo di 67 cm. Altezza maggiore li squalificherà.”
Nella parte dedicata ai motivi penalizzanti il decimo dice:
"Esemplari femmine di più di 65 cm. Esemplari maschi di più di 67 cm. Maschi e femmine minori di sessanta”.
CONCLUSIONE:
La squalificazione per eccesso di altezza, ha avuto come conseguenza il fatto che sulle piste vediamo animali dentro i parametri desiderati, le misurazioni si aggirano intorno a una media di 64 cm, il raggio varia da 62 a 68 per i maschi e da 60 a 65 per le femmine. Ritengo che non si debbano premiare i più alti ma i più armonici e funzionali, SOLO IN VIA ECCEZIONALE QUELLI SUPERIORI AI 65 CM. Almeno questo è il criterio attraverso cui cerco di giudicare, dando sempre molto importanza alla testa come referente della tipicità e al movimento come dinamicità in azione per cui fu creato il nostro dogo argentino, adatto alla caccia di montagna. Dal momento che è prevista una penalizzazione per eccesso di altezza, credo che dovremmo squalificare tutti quelli che superano i 67 cm e premiare quelli che arrivano a questa altezza solo in casi eccezionali, è importante incorporare nello standard un riferimento al peso, perchè è possibile che un cane, di taglia adeguada ma troppo pesante, sia penalizzato nella funzionalità; ricordiamo che lo standard precedente sul peso era da 40 a 45 kg.
Por el Dr. José Luis Forlla, actual presidente del Club Del Dogo Argentino Dr. Antonio Nores Martinez. Director de Raza. Juez especialitsa de ella y Presidente de la Asociaón Mundial del Dogo Argentino A.M.D.A. |
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